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giovedì 13 novembre 2008

Sicurezza Sul Lavoro

Come noi tutti sappiamo, la morte sul lavoro pian piano sta aumentando in tutta Italia, e sempre più numerosi sono i casi di questa. Ed è chiaro che non possiamo più andare avanti così. Vorrei portare alla vostra attenzione una mia proposta per aumentare i controlli sulla sicurezza e, più in generale, sulla sicurezza stessa.

I punti sono questi:
1)Istituire una commissione "speciale" in ogni regione che si occupi, appunto, di ispezionare cantieri e zone di lavori in corso.
2)Visitare i cantieri una volta al mese, per assicurare che tutte le norme di sicurezza vengano messe in pratica.

Eventuali consigli o modifiche sono ben accetti.

Autore: LorenzoLaMala


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venerdì 31 ottobre 2008

Prestito sociale in azienda

Con questo disegno di legge si prevede di introdurre il concetto di Prestito Sociale all'interno del mondo delle aziende.

Il Prestito Sociale (traduzione maccheronica dall'inglese del sistema di Social Lending) è quel meccanismo per cui un privato ottiene una somma di denaro in prestito non da banche o finanziarie, ma da altri privati. Nel mondo web esistono, aziende che propongono questo servizio come business (ad esempio Zopa.it), mettendo a disposizione la loro piattaforma tecnologica e chiedendo in cambio un costo di gestione.

La proposta è di far si che tutte le azienda possano gestire un fondo di Prestito Sociale da utilizzare in caso di richiesta di finanziamento da parte dei suoi dipendenti.

Nel particolare propongo:
1) l'azienda si impegna a gestire gratuitamente gli oneri amministrativi di gestione;
2) i lavoratori possono devolvere al fondo un ammontare qualsiasi di denaro (da prelevare direttamente in busta paga da parte dell'azienda) con qualsiasi frequenza temporale (tutti i mesi, 1 volta all'anno, etc...);
3) l'azienda raccoglie le richieste di prestito e suddivide ogni prestito in N parti da 50,00 euro ciascuna (in modo da minimizzare il rischio per ogni prestatore). In questo modo il lavoratore che richiede il prestito viene finanziato da una serie di prestatori e non da un singolo;
4) le somme devolute al fondo di Prestito Sociale saranno totalmente detraibili ai fini IRPEF;
5) il capitale sarà remunerato ad un tasso fisso che verrà definito mese per mese dall'azienda;
6) i guadagni a fronte di tale impiego di capitale saranno tassati ad una aliquota fissa del 5% (l'azienda si incarica di gestire il pagamento di tali tasse direttamente alla fonte);
7) l'azienda stessa può decidere di versare una quota di capitale su tale fondo;
8) i lavoratori che hanno acceso un prestito restituiranno il capitale più gli interessi definiti con i tempi e le modalità concordate con l'azienda (ad esempio con trattenute mensili di piccole dimensioni direttamnte in busta paga)

Lo scopo della legge è quella di incentivare l'accesso al credito da parte dei lavoratori, utilizzando dove è possibile, direttamente il capitale messo a disposizione da altri lavoratori. Si introduce perciò un concetto di assistenza sociale tra lavoratori. Riconoscendo ai prestatori, in ogni caso, un minimo di guadagno.

Il costo per lo Stato è pari alle detrazioni indicate (a cui probabilmente sarà necessario mettere un tetto per evitare comportamenti anomali).

Autore: MassiGrassi

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Voti totali ricevuti: 10
Termine delle votazioni: 09/11/2008 9.54.38
Eisto delle votazioni: APPROVATA
(Voti favorevoli: 7. Voti contrari: respingo=1, irrealistica=2, copiata= 0.)

martedì 28 ottobre 2008

Modifica sistema pensionistico e inserimento anno sabbatico

Il lavoro negli ultimi 10-15 anni è diventato sempre più intenso per tutti con ritmi assolutamente logoranti, spesso inevitabili (naturalmente non per tutte le categorie ma per molte).
Si propone di modificare il sistema pensionistico pensato solo per accantonare denaro per la fase della cosiddetta vecchiaia e lasciare la possibilità, ogni 5 anni al lavoratore di stare a casa 6 mesi (senza essere pagato ma mantenendo il posto di lavoro) per un periodo sabbatico che posticiperà di 6 mesi il suo ingresso nel sistema pensionistico. Questa possibilità può essere utilizzata o no da lavoratore ogni volta che si ripresenta l'opprotunità (ongi 5 anni lavorativi).

La formula proposta - 6 mesi - può essere discussa e rivista ma vale in principio di maggiore flessibilità: non è detto che tutti i lavoratori abbiamo l'interesse o la necessità di lavorare sempre tutti i mesi per tutta la vita, mentre concedersi una pausa potrebbe essere molto salutare per il fisico e per la mente.

Autore: margherita

PER VOTARE : qui

Voti totali ricevuti: 11
Termine delle votazioni: 06/11/2008 23.48.48
Eisto delle votazioni: APPROVATA
(Voti favorevoli: 7. Voti contrari: respingo=3, irrealistica=1, copiata= 0.)

lunedì 1 settembre 2008

Abolizione degli ordini professionali

Al fine di liberalizzare ulteriormente il mercato del lavoro e incoraggiare il sistema di libera concorrenza che favorisce i consumatori si propone l'abolizione degli ordini professionali.
Appare chiaro come in Italia gli ordini professionali siano più assimilabili a tante piccole caste che tutelano i propri privilegi a scapito del consumatore e della meritocrazia.
In particolare si fa riferimento all'imposizione di massimi e minimi tariffari, l'assenza sostanziale di concorrenza fra professionisti dello stesso ordine,il divieto di pubblicità e la difficoltà per i neolaureati di esercitare entro breve tempo la professione.
Al contempo si prevede la creazione di Authority garante che si occupi di:

1) vigilanza e controllo sugli operatori del settore

2)sanzionare le irregolarità

3)controllo su posizioni dominanti che limitano la concorrenza

4)adempimento degli obblighi richiesti dalla legge

5)assicurare un costante aggiornamento degli operatori

Autore: DemocraticDario

PER VOTARE: qui

Voti totali ricevuti: 24
Termine delle votazioni: 10/09/2008 13.34.46
Eisto delle votazioni: APPROVATA
(Voti favorevoli: 17. Voti contrari: respingo=6, irrealistica=1, copiata= 0.)

giovedì 17 luglio 2008

Ferie

Ferie
adesso, se un dipendente non usufruisce delle ferie entr 1 anno e mezzo da quando sono state maturate gli vengono cancellate. con questa proposta farei in modo che, passato un anno e mezzo, cioè la scadenza, le ferie non possono essere pagate a livello monetario per farle scalare ma possono essere usufruiti per assentarsi, senza perdere lo stipendio, in casi di necessità che npon riguardano i problemi di salute.

Autore: Ships
Voti totali ricevuti: 12
Termine delle votazioni: 26/07/2008 21.27.48
Eisto delle votazioni: RESPINTA
(Voti favorevoli: 2. Voti contrari: respingo=7, irrealistica=3, copiata= 0.)

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venerdì 11 luglio 2008

Incentivi bebe' ai dipendenti

Incentivi bebè ai dipendenti

Scenario
Il panorama italiano del lavoro ha sicuramente una serie di gravi problemi e di vincoli seri, dalla mancanza cronica per determinate figure alla rigidità ortodossa di alcune pratiche fiscali.
Detto questo nel mio piccolo posso notare che in alcuni settori le aziende sono sempre alla ricerca di strumenti di incentivazione che riescano a fidelizzare maggiormente il lavoratore (faccio riferimento al mio settore che è quello IT).

Sullo stesso piano ci sono i nuovi e gravosi aumenti del costo della vita ed in particolare nei costi relativi al mantenimento dei bambini piccoli.

Proposta

In questo scenario propongo un semplice strumento di incentivazione per i lavoratori con bambini appena nati e con il quale l'azienda può devolvere al lavoratore un bonus di massimo 1000 euro all'anno da consumarsi obbligatoriamente in spese per il bambino.

Nel dettaglio:

1) il bonus viene configurato come un omaggio al dipendente con un trattamente fiscale semplificato e maggiormente competitivo: l'intero ammontare non entra nel calcolo del reddito del lavoratore (e quindi non viene tassato) mentre per l'azienda il costo è interamente deducibile dal reddito d'impresa e l'IVA viene resa totalmente detraibile.

2) il bonus può essere costituito da una (o più) carta prepagata (per esercizi che trattano prodotti per bambini) oppure corrisposto al lavoratore a consuntivo dopo presentazione di scontrini fiscali riportanti gli acquisti inerenti solamente beni preventivamente autorizzati.

3) le carte o i consuntivi possono riguardare solamente le seguenti categorie di prodotti: cibo in scatola (omogeneizzati, ad esempio), latte in polvere o liquido (oppure latte fresco), vestiario, oggetti di prima necessità (biberon, carrozzine, lettini, etc..). Sono esclusi i giocattoli, interventi medici e/o rate di asili nidi.

4) il dipendente che accetta il bonus si impegna a restare in azienda per tutta la durata dello stesso (1 anno minimo), altrimenti l'azienda può provvedere alla trattenuta della quota parte di bonus maturata a partire dalla data delle dimissioni allo scadere dell'anno solare calcolato a parire dalla data di accettazione del bonus.

5) il bonus è applicabile a situazioni di lavoratori con contratto a tempo indeterminato sia a lavoratori con contratto a progetto (in quest'ultimo caso il punto precedente non è applicabile).

6) il bonus è applicabile per massimo 2 volte nei primi 2 anni di vita del bebè.

7) non è prevista alcuna distinzione dell'ammontare massimo del bonus in funzione del reddito del lavoratore (al contrario degli assegni INPS per i nuclei familiari), ma il tutto è lasciato alla posizione che ogni singola azienda vuole assumere.

Obiettivi
Da una parte fornire le imprese di uno strumento di incentivazione moderno ed efficace, dall'altra consentire alle coppie con bambini piccoli una ancora (seppur piccola) di salvezza contro il caro vita.

Copertura finanziaria
In questo caso penso che non debba essere contemplata una copertura specifica (in realtà il costo per lo stato può essere calcolato come mancato incasso in termini di tasse non raccolte sull'eccedenza rispetto agli attuali 250 euro e passa che è la soglia di omaggi ai dipendenti per cui gli omaggi stessi non vengono considerati nel reddito personale) ma considerare il costo come una spesa socialmente utile.

Autore: MassiGrassi

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Voti totali ricevuti: 9
Termine delle votazioni: 19/07/2008 14.42.55
Eisto delle votazioni: APPROVATA
(Voti favorevoli: 8. Voti contrari: respingo=1, irrealistica=0, copiata= 0.)

martedì 8 luglio 2008

Ridurre costi e tempi delle controversie di lavoro

Ridurre costi e tempi delle controversie di lavoro
L'ATTUALE SCENARIO

E' difficile mettere il dito sulla piaga dell’eccessiva durata del contenzioso in materia di lavoro, senza peccare di superficialita'.

In sintesi uno dei settori a carico aumentato nel corso degli anni è quello della giustizia del lavoro, e per esso nessun sostegno è stato previsto dai passati e presenti governi.
Il che non è accaduto certo per oscura volontà politica ma è frutto dell'illusoria ed astratta previsione dell'effetto deflattivo del "tentativo obbligatorio di conciliazione" e della procedura arbitrale, ovvero secondo le previsioni del legislatore il "tentativo obbligatorio di conciliazione" avrebbe favorito col tempo la diminuzione dei contenziosi di lavoro; effetto che non si è realizzato per lo stato di dissesto catastrofico degli Uffici provinciali del lavoro e per l'inadeguatezza dello stato delle Commissioni di conciliazione.


Quadretto che nel suo insieme diviene lesivo della tutela giudiziaria dei diritti dei lavoratori in primis ma anche dei datori di lavoro; poiche' a seguito di una situazione per la quale le aziende, medio-grandi, si sono trovate a far fronte ad un altissimo numero di cause di lavoro, alimentate da veri o pretesi episodi di discriminazione, licenziamenti, furti, assenteismo, abusi sessuali, mobbing (per citarne alcuni), notevoli sono stati i costi sostenuti (giuridici e organizzativi) per la loro gestione.

OBBIETTIVO
Considerare come uno degli strumenti per uscire dalla crisi della giustizia laburistica un solerte ricorso a strumenti alternativi di risoluzione delle controversie quali la conciliazione e l’arbitrato irrituale.
L’arbitrato irrituale e' già riconosciuto dalla giurisprudenza, che dispone: «In caso di esito negativo del tentativo di conciliazione le parti possono definire consensualmente la controversia mediante arbitrato irrituale».
Cioe', viene riconosciuta per legge la possibilità di arbitrati individuali, avviati dal lavoratore e dal datore di lavoro al di fuori della predisposizione collettiva della risoluzione delle controversia.
Tuttavia fin dalla sua regolamentazione, il legislatore ha espresso la sua intolleranza verso le decisioni arbitrali delle controversie adottate al di fuori di una scrupolosa osservanza delle norme.
I perduranti divieti di compromettere in arbitri le controversie individuali, da una parte si prefiggono di garantire una posizione paritaria dei lavoratori in un confronto con i propri datori di lavoro, posizione che ancor oggi merita di essere tutelata, ma sono anacronistici alla luce dell’attuazione di metodi più democratici di confronto.

CONCLUSIONE

Si propone quindi, che nelle imprese con un numero di addetti maggiore di 250, all'insorgere della controversia, prima di adire il tribunale il dipendente abbia la facoltà di rivolgersi, in forma del tutta gratuita, ad un conciliatore esterno.

Conciliatore professionista esterno che non è né un rappresentante sindacale, né un rappresentante
dell'azienda e non può nemmeno essere stato un dipendente - a massima garanzia di neutralità rispetto alle parti e d'imparzialità rispetto al possibile risultato;
Se il dipendente si avvale di tale facoltà l'azienda non solo deve sostenere tutti i costi (attualmente gia' l'azienda sostiene i costi dei propri uffici legali interni o esterni), ma è anche obbligata a partecipare alla procedura di conciliazione.

Il dipendente può scegliere tra i conciliatori sull'intero territorio italiano, suddivisi in diverse liste su base provinciale, con disparate competenze professionali: vi sono professionisti, consulenti, avvocati, insegnanti, accademici. Tutti devono avere frequentato corsi di formazione, simulazioni di negoziazioni e condotto almeno dieci casi di conciliazione.

Il dipendente e un rappresentante aziendale con potere decisionale discutono tra di loro le questioni in oggetto in modo aperto e diretto. Due infatti sono i principi cardine: un dibattito senza nessun tramite e la decisione in totale autonomia di quali argomenti trattare e quali problemi risolvere.

Anche il controllo della procedura dall'avvio alla fase conclusiva è totale da parte di dipendente e rappresentante aziendale. In sostanza le parti stabiliscono le regole sommarie secondo cui deve svolgersi il procedimento ed espongono qualunque tipo di riflessione si riveli a proprio vantaggio nel corso del dibattimento. Decidono infine se e come risolvere il problema.

Il conciliatore si limita a facilitare la comunicazione tra le parti e le assiste nella risoluzione finale, in quanto ha esclusivamente il compito di aiutare le parti a trovare un accordo bonario in merito alle vertenze.

Proprio in ragione di quest'ultima peculiarità l'obiettivo ultimo della proposta è quello d'indirizzare le energie e l'interazione delle parti su una linea attivamente costruttiva, così da "trasformare" in senso migliorativo il prosieguo del rapporto di lavoro.

Autore: Mapy

PER VOTARE: qui

RISULTATI:

Voti totali ricevuti: 8
Termine delle votazioni: 13/07/2008 15.36.12
Eisto delle votazioni: APPROVATA
(Voti favorevoli: 8. Voti contrari: respingo=0, irrealistica=0, copiata= 0.)